Parigi, un problema di genere
A Parigi hanno qualche problema. Non ce l’ha solo il presidente Hollande con la sua banda di ministri giacobini, alacremente e ottusamente impegnata nella rifondazione dell’umanità a partire dalla teoria del gender insegnata nelle scuole elementari sotto specie di “lotta agli stereotipi”. Ad avere qualche problema è anche il principale partito di opposizione, l’Ump.
15 AGO 20

A Parigi hanno qualche problema. Non ce l’ha solo il presidente Hollande con la sua banda di ministri giacobini, alacremente e ottusamente impegnata nella rifondazione dell’umanità a partire dalla teoria del gender insegnata nelle scuole elementari sotto specie di “lotta agli stereotipi”. Ad avere qualche problema è anche il principale partito di opposizione, l’Ump. Che dopo aver votato anche nelle sue parti più discutibili (a parte qualche astenuto) la nuova legge sull’uguaglianza uomo-donna voluta dalla ministra Najat Vallaud-Belkacem, scopre a sua volta una Francia che si organizza e si ribella ai diktat orwelliani del governo. Una Francia fatta di famiglie che non accettano lo strapotere dello stato sui figli e sulla loro educazione, e che fa a meno anche dell’Ump.
L’intera classe politica francese appare spiazzata dall’opposizione popolare incarnata dal boicottaggio dei programmi scolastici basati sulla teoria del gender, partito da Strasburgo con un passaparola fatto di sms e dilagato nel paese. La Francia, evidentemente, non è fatta solo di “bourgeois-bohème” di stanza a Parigi, come forse pensa il ministro dell’Educazione Vincent Peillon. Ma quell’equivoco riguarda anche il segretario dell’Ump, Jean-François Copé, che negli ultimi giorni ha battuto ogni record di incoerenza: ha condannato i genitori che un giorno a settimana non mandano i figli a scuola per protesta contro la “Charte de la laïcité” e l’“Abcd de l’égalité”, poi ha smentito la condanna. Domenica, a Parigi, c’è il corteo della Manif pour tous. Un’altra occasione mancata per i politici di Francia.